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Non è un albergo

Apro secchione, con bastone spingo buste, “che cazzo vuoi?”, mi dice uno, “vai via sto dormendo”. «È mezzogiorno» gli dico.

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Zingarello

Il copertone della ruota posteriore stridette sull’asfalto. Gildo raddrizzò la bicicletta e spinse sui pedali, la strada principale era sgombera. Un’ombra alta lo affiancò sulla sinistra, lui si alzò sui pedali. Attraverso il vetro una donna con gli occhiali scuri arricciò il naso, suonò il clacson. Gildo tirò fuori la lingua. Si voltò in avanti, la carreggiata confluiva in un collo di bottiglia sotto uno degli archi dell’acquedotto. Spinse più forte sui pedali, l’ombra barrì di nuovo. Gildo ghignò, le gambe mulinavano sulle meccaniche cigolanti. Un altro lamento grave e il ragazzino vide il suo riflesso scivolare sulle carene lucide, il suv occupò ogni pertugio. Gildo afferrò i corni dei freni, ma la bicicletta continuò il suo moto.