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Annunciazione

Sabato 27 novembre presento per la prima volta “Convulsioni, le confessioni di un copywriter” (Catartica Edizioni, 122 pagine) alle Industrie Fluviali.
Ad accompagnarmi in questo sproloquio ci sarà quella branda di Alessandro Montemagno.
Sarà una bella opportunità per scoprire un posto fico, incontrare persone e guardarmi sudare per l’imbarazzo di esporre qualcosa a cui tengo (ho sempre la paranoia di accollarmi).

Ah, comunque poi potrete anche acquistare il libro e farvelo dedicare.

EDIT: l’ingresso è gratuito, greenpassati.

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Repost: In cantiere

Il signor Gerardo è rimasto bloccato a letto da domenica a domenica a causa di un dolore ai lombi. Il lunedì è tornato a uscire. Si è diretto al cantiere davanti alla biblioteca, dove una squadra di operai stava smontando le impalcature. Che pena, le aveva viste crescere.
«Che fate?» ha domandato al più maturo degli operai.
«Togliamo tutto, è finito.»
Gerardo si è rammaricato, ha maledetto la fascite plantare.
«Domani avete finito?»
«Oggi pomeriggio abbiamo finito, domani riposo»
Il signor Gerardo ha annuito, si è stretto nelle spalle ed è rimasto con le braccia conserte dietro la schiena, a osservare la decomposizione del castello metallico.

Il giorno dopo il piazzale antistante alla biblioteca era stato sgomberato dai resti del cantiere. Una donna spingeva un passeggino attorno alla fontana tornata a zampillare. Gerardo ha notato vicino alla panchina un blocchetto di cemento con due buchi, dimenticato; si è chinato – con una fitta di dolore – e l’ha raccolto.

È andato verso il bar dall’altra parte della strada e ha scagliato il blocchetto contro la vetrina, che è andata in frantumi al cospetto della barista intenta a macchiare un caffè.
Gerardo ha incrociato le braccia dietro la schiena e ha osservato l’evolversi della situazione.

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2° Recensione x Convulsioni

“Un libro che definirei una sorta di manifesto super – futuristico, come se quel copywriter che racconta da vari punti di vista trattando diversi temi, fosse un superuomo caro a Nietzsche. Una storia che contiene più storie, che calca specialmente sul linguaggio, sull’abbellimento e al contempo sul disfacimento di un’epoca in cui il lavoro disumanizza l’uomo. La storia ha tutta l’aria di essere una denuncia, è ovviamente originalissima e controversa, a tratti politicamente e moralmente scorretta ma è sicuramente un colpo al cuore, un pugno allo stomaco ben dato. […] “

Grazie a Roberta Canu per la bella recensione, qui la trovate in versione integrale.

Convulsioni, le confessioni di un copywriter” (122 pagine), è il mio libro d’esordio. Lo potete acquistare qui al sito di Catartica Edizioni oppure su tutti gli store online tipo Amazon, Ibs e Feltrinelli.

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1° Recensione x Convulsioni

“[…] Paolo Sfirri dimostra con il suo Convulsioni una capacità di analisi caustica eppure profondamente oggettiva e realistica della vita e del mondo che lo circonda, affidandosi a uno stile preciso e tagliente che alterna il romanesco al lirismo urbano […]”

Grazie a Betta La Talpa per la bella recensione, qui la trovate in versione integrale.

“Convulsioni, le confessioni di un copywriter” (122 pagine), è il mio libro d’esordio. Lo potete acquistare qui al sito di Catartica Edizioni oppure su tutti gli store online tipo Amazon, Ibs e Feltrinelli.

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Balena azzurra

Sento
il tuo cuore nella pancia
ma non l’ho mangiato.
Sento
il vento sulla faccia
vado di fretta.
Schiaccia
il tuo peso su di me
balena azzurra.
Sdraia
le tue tette su di me
solo stavolta.

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Non me ne parlare

Dalla pira sacrificale del ponte di ferro di Roma si è salvato un topo. Lo incontro su una laterale di via del Governo Vecchio, bruciacchiato, nascosto sotto un monopattino elettrico. Nella sua andatura sincopata non utilizza la zampa anteriore sinistra, forse perché calpestata e rotta da altre bestiole in fuga dall’incendio. Ha percorso molti chilometri per giungere nel punto di Roma dove lo scorgo a lappare una pozzanghera di stracciatella sui sampietrini e quando si sposta per lasciare strada alle ruote inclementi di un passeggino, empatizzo con la sua fatica. Che è diversa dalla mia, dalla tua, o da quella dei turisti cotti al sole. La fatica in natura è più dignitosa, perché non si esprime attraverso il linguaggio.

“Squit squit”
vorrei che dicesse
tradotto
in sfinimento. 
Io? Tutto a posto
non mi lamento.

La fatica si splitta tra fisico e mente. 
In ogni organismo vivente il corpo e il sistema nervoso sperimentano sollecitazioni continue per consentire di comprendere il reale e agire all’interno di esso, tuttavia solo noi essere umani acquistiamo casse d’acqua da sei, pratichiamo sport, scaliamo montagne. Esperiamo ciascuna funzione della struttura-corpo – nel suo compendio di muscoli, fulcri e leve ossee – sottoponendola in modo deliberato a carichi che ci restituiscano una funzione e/o un rush di endorfine. Perseguiamo obiettivi. Lo facciamo in modo sistematico alla ricerca talvolta di acqua potabile, altre volte in vista di un miglioramento della condizione umana attraverso un percorso adeguato alle forze, ai presupposti originali di partenza e agli obiettivi immediati e futuri.
Soprattutto ci stressiamo per due cose: sopravvivere e comunicare. Se la prima circostanza si autocertifica la seconda non è così esplicita. Parlare di noi stessi risulta necessario affinché qualcuno ci determini e attivi ‘sta benedetta amigdala, così da restituirci una pelle, delle sensazioni sia superficiali che profonde, anche superiori a quelle suscitate da una buona pizza. Necessitiamo di empatia.

Se sei stanco
dormi.
Se hai fame
mangi. 
Non hai niente?
              Piangi.

Ma è veramente necessario spiegare la fatica a parole? No – e non sbuffare – perché la fatica è di per sé un linguaggio trans. Trans-sensoriale, trans-animale, implicito del regno natura. A seconda del livello di sensibilità individuale è possibile interpretare qualsiasi tipo di peso. Per esempio al topo lo sento. Mi parla il suo corpo. Come mi parlano anche i quadricipiti tremanti della culturista col bilanciere sospeso sopra testa. E le piccole stanchezze quotidiane dei vicini di qualsiasi etnia. Oppure una foglia arricciata dalla mancanza d’acqua e azoto. La natura trova un modo per comunicare la grevità di talune condizioni dell’esistenza, in modo diretto, sincero, non fraintendibile. Se c’è un fallo è nell’ascolto, che troppo spesso attende di essere imboccato dalle parole per riconoscere le occasioni di empatia. 

Quindi non me ne parlare. Perché nel momento in cui la comunicazione accade trasmuta, disperde qualcosa di naturale e puro. Avviene un fenomeno di deposito per cui il sentimento aereo gassoso si solidifica in un’azione dimostrabile, un lamento. Cioè una razionalizzazione di un senso, uno spiegone che svuota di significato la purezza insita nella gravità. 

La fatica è resistenza, di cui la natura è insegnante. Perché non pretende comunicare col verbo eppure è saldamente chiara nel suo esempio. Perciò riprendiamo il nostro posto con atteggiamento contemplativo e smettiamo di spiegare ciò che possiamo sentire.
È tutto qui, davanti agli occhi. Un topo morto per noi.

Voce stanca
sussurra la fine
così che io possa
diventare roccia  
pregna di pori
di inamovibile ascolto.

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Come comprare Convulsioni

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L’inchiostro della penna blu odora di mandorla

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Dlin dlon

È l’ultima settimana per fare il preordine di “Convulsioni”, lo so, te ne eri dimenticat* ti scrivo per quello. Comunque non succede niente, dal 30 agosto sarà disponibile su tutti gli store digitali. Di seguito un altro breve estratto allo scopo di invogliarti o farti desistere
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Il link è questo – https://www.catarticaedizioni.com/2021/07/convulsioni-paolo-sfirri.html?fbclid=IwAR2tc_IuOOQgMQcXbeYtVVIykJOok0fUY6rZt4eMXW8kJA-bfUFZC1fxiJg

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Ex post #1

“Convulsioni” contiene robe tipo questa.
Anche migliori, o peggiori, dipende dall’orientamento.

Il preordine si può fare qua 👉 https://www.catarticaedizioni.com/2021/07/convulsioni-paolo-sfirri.html