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+poesia

Malox

Non esco
ti guardo dormire
Dove eravamo un venerdì
Di dieci anni fa?
Di sicuro qualche bar
ci dava da bere
Dopo un lungo cammino
iniziato di sera.

È diversa stanotte
Una birra in bicchiere 
sono sempre quello
di dieci anni fa,
giocavo col ghiaccio
dell’ultimo cocktail
senza sapere.
Che male mi fa.

Prendi un cornetto
per non svenire
Dalla dogana a casa
è un’eternità.

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altri

Sul punk

“Il punk è stato il primo immaginario a coniare una precisa iconografia urbana che sulla scarica elettrica, sull’atto innaturale, sul muro scrostato, sul detrito e sul rifiuto fondava tutta una cosmologia. È stato il punk a trasformare il lancio di una siringa usata con una mazza da golf autocostruita in un gesto nobile. È stato il punk a suggerire che ridere delle disgrazie altrui è prima di tutto un modo di ammettere che quelle disgrazie ti riguardano. È la più classica delle negazioni affermative.”

(Valerio Mattioli, Remoria, la città invertita)

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+convinzioni

Lo sgombero del Cinema Palazzo

Lo sgombero del Cinema Palazzo è l’ultima dimostrazione di miopia da parte di un’amministrazione comunale incapace di tutelare gli interessi dei propri cittadini. Un gesto vigliacco e notturno ai danni di uno degli orditi di socialità sana della Capitale. Un espianto dal petto del quartiere San Lorenzo, che perde un luogo aperto, libero, contrario anche al suo destino. Per ogni videopoker scippato al futuro ha dedicato un concerto, un pranzo sociale, un’iniziativa a sostegno di anziani e immigrati e bambini, un’aula studio. Un teatro; lo ricordo silenzioso, nella luce del primo pomeriggio. Quanta rabbia. Oggi si qualifica l’ennesimo fallimento della logica della “botta al cerchio e alla botte” – che pure ben si sposa col manifesto populista – ma che, come ogni frase fatta, elimina qualsiasi specificità. In questo caso priva Roma di uno dei suoi poli di aggregazione culturale, sportiva, antifascista.
Assistere seduti a questo spettacolo è inaccettabile.
Merde.

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+copywrestling

Cena pesante sogno a colori

I miei mi accompagnano a Trastevere per un test universitario (?). Arriviamo lato lungotevere Gianicolense, perché mio padre dice che i veri romani, tipo Verdone (?), entrano a Trastevere da via della Lungara. Ci accostiamo prima della ztl, scendiamo dalla vettura; consumo un’insalata mentre parlottiamo dell’origine del nome “Roma” – mia madre propone un’etimologia dall’etrusco Ruma (mammella), in riferimento alla lupa e ai colli.
A un certo punto papà dice, perché non entriamo dai, stiamo qua in mezzo alla strada… conosco una scorciatoia in riferimento alla ztl; io provo a oppormi, ma senza successo, perché quando siamo a Roma papà torna a quell’età mentale in cui crede che tutto gli sia concesso (Rambo-syndrome). Rimontiamo sulla BMW (?) e con un paio di manovre puntiamo col muso il varco attivo. Papà avanza adagio. Cazzo, dice, hanno chiuso anche quella vietta che era senza pedaggio, mentre scivoliamo lentamente spacciati verso la multa. Poco prima del traguardo sbuca un romanetto sulla cinquantina col cappellino da baseball e una barba corta, bianca, che ci fa cenno con la mano di procedere, con fiducia. Mentre passiamo il confine invisibile, lui copre la fotocellula con un dispositivo (?). Gli siamo appena sfilati davanti e lui dà un calcetto al paraurti posteriore della macchina, che evidentemente mal fissato, cede e cade. Papà quando gli toccano la macchina sbrocca, quindi scende e gli lancia tosto un ah frocio, molto poco futuristico dal quale prendo intellettualmente le distanze. L’altro, il romanetto, con calma imperiale – che non mi sarei aspettato – gli risponde coso mi devi pagà.
Per cosa?
Come per cosa? Che te pensi che me stai simpatico?
Papà è amareggiato, glielo leggo in volto. Tradito da Roma, quella in cui è sempre giovane e baldo. Mi dispiaccio, quasi mi commuovo.
Quanto vuoi? Gli domanda papà, mentre Romoletto sta accroccando in qualche modo il paraurti.
Trenta risponde quello (valuta sconosciuta).
Papà è basito, ma tira fuori i soldi, glieli porge. E dieci per il paraurti aggiunge Romoletto. Papà ora è sconfitto, più anziano della sua età, quasi morto, debole e vessato. Con le ultime forze trova tre monete d’argento e si libera anche di quelle, tieni stronzo gli dice risalendo in macchina. Sento il cuore pesante e mi sveglio.
Il peso del cuore si confonde con quello del cinghiale, sullo stomaco.

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+copywrestling

Lo strano rapporto tra Ciampino e il futuro

A Ciampino il futuro è al passato remoto – fu.

Ultimato l’aeroporto atterrò tra le vigne un periodo abbagliante di crescita. Famiglie di emigranti calamitate dal centro-sud ai boeing 747, come grandi arche di un nuovo comune: due abruzzesi, due campani, due calabresi, a cui l’inverno all’ombra dei Castelli Romani si prospettava meno freddo. 
Con la primavera degli anni ’70 sbocciarono palazzine non troppo alte e villette unifamiliari, gli scampoli di prato si popolarono di animali domestici; il bowling e la Snai colmarono lo spazio del dopolavoro, assestando le pretese culturali e sociali della cittadinanza su una perlomeno stabile mediocrità. E su una sordità accettabile al continuo viavai, là in alto. Gli anni ’90 furono l’acme d’oro, l’inizio della fine per i primi ciampinesi di nascita.

Oggi a Ciampino (quasi 40mila abitanti) non c’è un teatro, un cinema, il pub è unico; i cantieri sono monumenti e la biblioteca è cantiere da anni, più del cantiere. Un mio amico ha un contratto indeterminato, tutti noialtri portiamo pizze a domicilio.
 Con certi presupposti sociali diventa difficile parlare di prospettive individuali, laddove le brillanti intuizioni d’estate si seccano all’autunno dei nostri luoghi e l’unico volo low costa porta a San Lorenzo e pure sa già di Peroni e libertà.

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speed tour

Speed Tour – Monterano

Itinerari veloci spiegati in poche parole.


Gita a Monterano.

Schermata 2020-08-01 alle 11.52.58

Schermata 2020-08-01 alle 11.53.13

Con un’ora di macchina da Roma raggiungete il comune di Canale Monterano. Una volta nei paraggi dirigetevi verso il borgo fantasma di Monterano – attenzione alla strada dissestata, che grattare la coppa dell’olio è un attimo. Smollate la macchina e proseguite a piedi nella natura. Seguite le indicazioni per l’acquedotto Oriolo; una volta al suo cospetto concedetevi alcuni minuti di contemplazione, poi prendete il sentiero in basso alla sua sinistra, che si inerpica verso il vecchio borgo; saltellate come capre tra le pietre finché non giungete a una grande spianata. In lontananza scorgerete la chiesa di San Bonaventura, una meraviglia senza tetto che ospita al suo interno uno dei fichi (pianta di fico) più anziani del Lazio. Proseguite la passeggiata tra le piante di finocchietto selvatico in direzione del palazzo ducale. Lì c’è una bella ombra per consumare panino + birretta, altrimenti potete riprendere la macchina e fermarvi alla Locanda delle Cicale. Nel pomeriggio fermatevi a Bracciano per un bagno al lago; se invece non amate l’acqua dolce potete farvi una passeggiata fino al pontile, oppure salire fino al castello Odescalchi.

Se volete saperne di più, scrivete nei commenti.