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Bagnasciuga

Un totem di panama
in pila sulla testa,
un berbero chiama
mi offre un sombrero.

«Contanti?»
«I do not.»
«Carta?»
«I do not.»
«Telline,
is all I want.»

Tratto sul prezzo
finché perdiamo tutto:
la paglia si libra nel occaso
le arselle mutate
in cicale di mare
rotolano in sbuffi di sabbia.

Abbandoniamoci mercante,
al sudore ialino di rabbia,
incapaci di capire,
incapaci di stare.

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Ustione

Mi hai sfiorato il braccio
hai fatto scattare l’accendino
ho preso fuoco.

Hai riso
Delle fiamme alte sulla carne,
del mio corpo ustionato

Che puzzava di pollo
come ogni barbecue,
ogni seme bruciato.

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A Gabriele Galloni

ti scorgo e muori
meteora fredda
scia negativa
nel cielo dello Zodiaco
sorgiva di un senso
invisibile, altrove
brillerai.

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Aquilombre

Un riquadro
in balia del senso
un filo debole
da me alla volta
stuccata di sogni
sotto cui contemplo
lo stesso sito
e sussulto
di un millimetro
al poco di ieri
che è già niente.

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La casa del vampiro

Al centro del campo
striato da filari di vite
sorgeva la casa del vampiro.

Chini sulla terra
con lembi di tessuto e ossa
ricostruivamo le morti
di bambini come noi,
i talloni trascinati
nei solchi del vomere.

Non trovammo la fossa
ma un altro orrore si celava
dietro la porta cigolante:

la fine dell’infanzia
in un capanno degli attrezzi
di omicidi mai commessi.

Il mezzadro amava l’aglio e il sole.

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Senso di un bagno

Un uomo a largo
sta pisciando.

Sul mare di urina
galleggia stella
coi timpani pieni
dei liquidi del mondo
comprimi i rumori
nasci
ancora.