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Siamo Capaci

Cinque quintali di tritolo.
Ero troppo piccolo, e lontano, per ricordare lo scoppio o anche solo le cronache. In questi casi, dove è necessario “sentire” qualcosa, entra in gioco quella definita come coscienza collettiva di un evento, a farmi risalire un sapore sgradevole e appiccicarlo là, in fondo al palato.
Non ha un sapore fisico, riconducibile, sa più o meno di paure gastriche e brutte sensazioni di gola.
Rimane collocato in quel punto invisibile, sensibile, dietro l’ugola, dove non arrivi con la lingua senza ingoiarla, dove si fermano gli acidi dei conati.
E il malessere si propaga in una quantità di cellule multiformi – un turbine, nel labirinto cavo del teschio. Gli otorini dicono: occhi, naso, gola sono un circuito. Non si può starnutire ad occhi aperti né piangere senza perdere muco.
Per un principio entropico, le molecole tendono all’espansione disordinata, continua, totalmente caotica nello spazio.
Quindi c’è una buona probabilità che respiriamo tuttora i nitrati dell’attentato. Della bomba. E gli ex telai in metallo delle Fiat Croma. E le cellule epidermiche del dito che premette il bottone rosso. Non era Willy il coyote, e non era tanto meno cinema.
E ogni respiro di tutta questa polvere di tragedia, stimola quel punto del disgusto di cui sopra, e lo schifo vorrebbe scappare da tutti i sensi, disciolto in acqua, perché senza forma propria.
Ma che sapore avrebbe la pioggia se sputassimo tutto l’amaro, se piangessimo tutto il sale?
Quello di una macchia di sangue sull’asfalto. Che non è solo metallico, è anche betoniera. È un po’ il sapore che sente un cadavere in una colonna, per di- re.
Tutto, di quella detonazione è stato mescolato dai venti siciliani al nostro brodo genetico, riempiendo i buchi del corredo. Con una voragine.
Le coscienze sono interminabili e non pavimentabili, tipo la A3 Salerno-Reggio Calabria; dobbiamo continuare ad indignarci di quei 5 quintali, retaggio di una loro paura del non essere mafia, del non esistere. Di equità.
Continuiamo a respirare, tutti. Ossigeniamo i ricordi e le nuove proteste con le molecole di Falcone, di sua moglie e pure delle guardie. Sono etere, ma esistono su livelli sottili, sul livello di un ideale.

Sono dovunque. A Brindisi, a Roma, a Palermo, a Napoli, a Cirò, a Corleone, a Parma, a Torino, a Genova. Assimiliamoli, ne siamo capaci.

Siamo tutti Capaci.



“Convulsioni, le confessioni di un copywriter” (122 pagine), è il mio libro d’esordio. Lo potete acquistare qui al sito di Catartica Edizioni oppure su tutti gli store online tipo Amazon, Ibs e Feltrinelli.

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Padiglione 3, stand N40-P39

Anche “Convulsioni, le confessioni di un copywriter” edito da Catartica Edizioni è presente al Salone Internazionale del Libro di Torino, lo trovate presso il padiglione 3, stand N40-P39 gestito dalla Aes Editori Sardi.

Se riesco vengo anche io 🏇

Se invece volete rimediare la vostra copia online vi lascio i soliti link poco impegnativi:
– sito di Catartica Edizioni shorturl.at/gkw05
– Amazon shorturl.at/lwxN9
– Ibs shorturl.at/aiCU7
– Feltrinelli shorturl.at/diyU4

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microracconti

Playlist

Lei mi fa un cenno, mi sfilo gli auricolari.
«Che senti?».
«Niente».

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microracconti

Comunione

Il curato rubizzo alzò il bicchiere di Cerasuolo, «il sangue di Cristo», gridò e lo svuotò con un sorso. Tutto il ristorante applaudì.

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microracconti

Non è un albergo

Apro secchione, con bastone spingo buste, “che cazzo vuoi?”, mi dice uno, “vai via sto dormendo”. «È mezzogiorno» gli dico.

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microracconti

Infodump

A scuola guida dovrebbero insegnare solo due cose, come aprire il cofano e dove mettere l’acqua per i tergicristalli.

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microracconti

Pendant

È una donna di classe, si è fatta investire da una Cadillac.

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Da oggi

https://www.goodreads.com/book/show/60885979-convulsioni-le-confessioni-di-un-copywriter

“Convulsioni, le confessioni di un copywriter” è presente anche su Goodreads: potete recensirlo con stelle e parole (dopo averlo letto), oppure potete solo seguirmi e conoscere le mie letture.

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+poesia

Malox

Non esco
ti guardo dormire
Dove eravamo un venerdì
Di dieci anni fa?
Di sicuro qualche bar
ci dava da bere
Dopo un lungo cammino
iniziato di sera.

È diversa stanotte
Una birra in bicchiere 
sono sempre quello
di dieci anni fa,
giocavo col ghiaccio
dell’ultimo cocktail
senza sapere.
Che male mi fa.

Prendi un cornetto
per non svenire
Dalla dogana a casa
è un’eternità.