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Incubo della notte

È un mostro della taglia di un istrice, di colore nero. Sul dorso ha delle creste di pelle morbida alle cui estremità spuntano delle protuberanze ossee simili a unghie. Le creste ondulano di continuo, come le pinne dei pesci tropicali, producendo per sfregamento un suono che ricorda quello del sonaglio dei crotali. Ha un muso fallico retrattile lungo, viscido e tozzo, la bocca è circolare ornata di due file di denti. Non emette versi, se non un rantolo opaco e continuo. È cieco, non ha occhi, percepisce lo spazio e il calore attraverso le creste. La coda è un fuso nero lungo e sottile che oscilla come un pendolo. L’incubo ha delle zampe piccole e forti poste sotto il torso, con le quali può arrampicarsi anche su pareti verticali. Ha un comportamento frenetico. In caso di pericolo può gonfiarsi come un pesce palla, tuttavia non è velenoso. Viene concepito da un germe di paura nell’utero della donna umana gravida, vi si impianta, si nutre del feto e fuoriesce nella notte della decima luna calante.

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speed tour

Appunti sulla Foresta Umbra

Cespugli di more, ginepro e agrifoglio, progetti di leccio, ampi declivi, felci basse al limitare del sentiero, tappeti d’erba punteggiati di pietre bianche, foglie secche.
Grosse necromasse sui tronchi dei faggi morti, il ticchettio della punta di acciaio del bastone sull’asfalto, passeggiate di bufale selvatiche, voli isterici di calabroni e mosche, roverelle divelte dai fulmini, abbracci di liane rampicanti, pellicce di muschio sulle querce, stanze di luce nell’ombra proiettata dalle cime, un’ombra compatta anche in pieno pomeriggio, fresca.

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+poesia

Autostop

Blink di scocche
al rosso spot
fine di strada

puzzle di arresti
e sguardi in rada
out the finestrino.

Contorto l’arbusto,
in grigio a lutto
e piccolo respiro,

thumbing la route
per un ultimo sguardo
ai Campi di Annibale

quando il prato
estivo
si riempie di margherite.

Scatta il verde,
burnout di copertoni
shriek sull’asfalto

il tronco coughs
piantato all’ombra
del semaforo

nell’eterna condanna
del traffic decoro
a osservare

la vita fermarsi
e ripartire
verso altri campi.