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+copywrestling libro

Come si fa?

Esiste un bookblogger, booklover, booktrotter disposto a recensire un libro NON rosa? Chiedo per me stesso, perché è difficile promuoversi, le librerie e le riviste fanno ghosting, ma io voglio che Convulsioni venga letto lo stesso. Se volete aiutarmi, segnalando voi stessi o altri, scrivete pure un commento o un messaggio privato.

Vi anticipo un grazie, vi ricompenserò con dei bignè di San Giuseppe.

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+copywrestling libro microracconti

Il pacco da giù

È arrivato anche a me il pacco da giù (in realtà più che “da giù” forse sarebbe più corretto “di lato” perché viene dalla Sardegna, ma vabbè). Vi spoilero che non contiene un assortimento di prelibatezze regionali caserecce, ma solo delle altre copie di Convulsioni, le confessioni di un copywriter. Chi ne volesse una per sé o per altri può scrivermi in privato e consegno a mano, in alternativa può ordinarla online considerando che però potrebbe rivelarsi solo un altro asso caricato a sfavore nella briscola con l’ansia imperatrice del tempo. Non posso assicurare che questo libro sarà il regalo giusto, ma può senz’altro essere un regalo.

A destra Garfield che ha tirato una raglia e tre spiderman che discutono su chi doveva svoltare il capodanno

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Sulla intersoggettività

“La maggior parte degli individui assume che la realtà sia o oggettiva o soggettiva, e che non ci sia una terza opzione. Perciò, quando si convincono che qualcosa non pertiene soltanto alla loro sfera soggettiva, saltano subito alla conclusione che deve appartenere alla sfera dell’oggettività. Se un sacco di gente crede in Dio, se il denaro è il motore del mondo e se il nazionalismo provoca guerre e costruisce imperi – allora queste cose non sono soltanto una mia credenza soggettiva. Dio, il denaro e le nazioni devono essere realtà oggettive.
[…]
È relativamente facile accettare che il denaro sia una realtà intersoggettiva. La maggior parte degli individui non ha problemi nel riconoscere che gli antichi dèi greci, gli imperi del male e i valori di una cultura aliena esistono soltanto nella nostra immaginazione. Tuttavia noi non vogliamo accettare che il nostro Dio, la nostra nazione o i nostri valori siano mere narrazioni, poiché queste cose danno senso alle nostre vite. Vogliamo credere che le nostre vite abbiano un qualche significato oggettivo e che i nostri sacrifici abbiano un qualche valore che vada oltre le storie che costituiscono i nostri paesaggi mentali. In realtà le vite della maggior parte delle persone hanno un significato soltanto entro la rete di storie che si raccontano a vicenda.

(Yuval Noah Harari, Homo Deus, breve storia del futuro)

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Sulla modernità di un paese

“Finché la campagna resta arretrata, è arretrato anche il paese, contasse pure cinquemila fabbriche. Finché il figlio stabilito in città tornerà a visitare il villaggio natale come un paese esotico, la nazione alla quale appartiene non sarà moderna.”

(Ryszard Kapuscinski, Shah-in-shah)

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Sulla percezione della musica italiana all’estero

“Dopo qualche secondo si mise a canticchiare una canzone di moda in Francia che non era ancora arrivata nella Guyana, dove arrivano prima i prodotti musicali degli Stati Uniti di quelli della Francia o dell’Italia o della Germania, sempre che in quei paesi si faccia musica.”

(Roberto Bolaño, Sepolcri di cowboy)

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Sulla guerra coloniale in Angola

“Avevamo venticinque mesi di guerra nelle budella, venticinque mesi di cibo di merda, di bevande di merda, a combattere per merda, a ammalarci per merda, a morire per merda, nelle budella, venticinque interminabili mesi dolorosi e ridicoli nelle budella, talmente ridicoli che a volte la sera, sotto il portico degli anziani di Marimba, cominciavamo all’improvviso a ridere, l’uno di fronte all’altro, con risate irrefrenabili, ci guardavamo in viso e la derisione scorreva in forma di lacrime di compassione, e di scherno, e di rabbia, lungo le nostre gote magre, fino a che il capitano, con in bocca il bocchino senza sigaretta, si sedeva sulla jeep e si metteva a suonare il clacson, spaventando i pipistrelli dei manghi e gli insetti fantastici dell’Angola, e noi tacevamo di colpo come fanno i bambini a metà del loro pianto, e guardavamo le tenebre attorno con un’immensa meraviglia.”

(Antonio Lobo Antunes, In culo al mondo)

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Sul punk

“Il punk è stato il primo immaginario a coniare una precisa iconografia urbana che sulla scarica elettrica, sull’atto innaturale, sul muro scrostato, sul detrito e sul rifiuto fondava tutta una cosmologia. È stato il punk a trasformare il lancio di una siringa usata con una mazza da golf autocostruita in un gesto nobile. È stato il punk a suggerire che ridere delle disgrazie altrui è prima di tutto un modo di ammettere che quelle disgrazie ti riguardano. È la più classica delle negazioni affermative.”

(Valerio Mattioli, Remoria, la città invertita)

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Sulla curiosità senile

“Una vecchia per la troppa curiosità, s’è ribaltata dalla finestra, è caduta e s’è sfracellata.
Dalla finestra s’è sporta un’altra vecchia, e ha cominciato a guardare in giù quella che si era sfracellata ma, per la troppa curiosità, s’è ribaltata anche lei dalla finestra, è caduta e s’è sfracellata.
Poi dalla finestra s’è ribaltata una terza vecchia, poi una quarta, poi una quinta.
Quando s’è ribaltata la sesta vecchia mi sono stancato di guardarle, sono andato al mercato Mal’cevskij, dove, dicevano, a un vecchio cieco avevano regalato uno scialle fatto a mano.”

(Daniil Charms, Disastri)

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Sulla rabbia giovanile

“Una dopo l’altra, case d’accoglienza e scuole militari annunciavano a suo padre che il ragazzo doveva andarsene. Alcuni lo consideravano epilettico o psicotico, ma un elettroencefalogramma negativo li aveva smentiti, e uno psichiatra che lavorava come volontario al Community Chest lo aveva trovato normale. Ogni volta che veniva espulso da un istituto, andava a vivere con suo padre, nella camera ammobiliata in cui alloggiava, per qualche giorno o una settimana, e dormiva su un lettino pieghevole. Era felice in quegli intermezzi. Ribellione e caos servivano a uno scopo: lo strappavano ai suoi tormenti. Il tempo che intercorreva tra il suo arrivo in un istituto e l’esplosione di rabbia cominciò a farsi sempre più breve.”

(Edward Bunker, Little Boy Blue)

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Sul minotauro

“Si mi oído alcanzara todos los rumores del mundo, yo percibiría sus pasos. Ojalá me lleve a un lugar con menos galerías y menos puertas.
¿Como será mi redentor?, me pregunto.
¿Será un toro o un hombre? ¿Será tal vez un toro con cara de hombre? ¿O será como yo?”

(Jorge Luis Borges, La Casa de Asterión, El Aleph)