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Sulla guerra coloniale in Angola

“Avevamo venticinque mesi di guerra nelle budella, venticinque mesi di cibo di merda, di bevande di merda, a combattere per merda, a ammalarci per merda, a morire per merda, nelle budella, venticinque interminabili mesi dolorosi e ridicoli nelle budella, talmente ridicoli che a volte la sera, sotto il portico degli anziani di Marimba, cominciavamo all’improvviso a ridere, l’uno di fronte all’altro, con risate irrefrenabili, ci guardavamo in viso e la derisione scorreva in forma di lacrime di compassione, e di scherno, e di rabbia, lungo le nostre gote magre, fino a che il capitano, con in bocca il bocchino senza sigaretta, si sedeva sulla jeep e si metteva a suonare il clacson, spaventando i pipistrelli dei manghi e gli insetti fantastici dell’Angola, e noi tacevamo di colpo come fanno i bambini a metà del loro pianto, e guardavamo le tenebre attorno con un’immensa meraviglia.”

(Antonio Lobo Antunes, In culo al mondo)

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microracconti

Dove sono?

La lancia lo colpì in petto, gli mozzò il respiro. Il cavaliere perse l’equilibrio, mollò la picca, si schiantò in un clangore di metallo sulla terra secca. Annaspò, l’arma giaceva vicina, irraggiungibile. L’avversario gli fu sopra, pedestre, si alzò la visiera della bigoncia. Gli occhi scuri erano cerchiati di nero. Bastardo. Il moro impugnò la lancia con due mani, il cavaliere serrò i denti. Bastardo infedele. La lancia lo trafisse sotto lo sterno, il manico di legno scuro tremò, un singulto. Bastardo. Esalò un sospiro, una lacrima gli fuggì lungo la tempia. Nuvole in lenta processione.

Il cavaliere moro afferrò il corno appeso al suo fianco e lo portò alle labbra. Soffiò con forza. Il suono grave si disperse nella vallata, dei corvi si alzarono in volo dai bastioni di un rudere. Soffiò ancora e attese, il guardo all’orizzonte, del fumo nero si arricciava.