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Sulla intersoggettività

“La maggior parte degli individui assume che la realtà sia o oggettiva o soggettiva, e che non ci sia una terza opzione. Perciò, quando si convincono che qualcosa non pertiene soltanto alla loro sfera soggettiva, saltano subito alla conclusione che deve appartenere alla sfera dell’oggettività. Se un sacco di gente crede in Dio, se il denaro è il motore del mondo e se il nazionalismo provoca guerre e costruisce imperi – allora queste cose non sono soltanto una mia credenza soggettiva. Dio, il denaro e le nazioni devono essere realtà oggettive.
[…]
È relativamente facile accettare che il denaro sia una realtà intersoggettiva. La maggior parte degli individui non ha problemi nel riconoscere che gli antichi dèi greci, gli imperi del male e i valori di una cultura aliena esistono soltanto nella nostra immaginazione. Tuttavia noi non vogliamo accettare che il nostro Dio, la nostra nazione o i nostri valori siano mere narrazioni, poiché queste cose danno senso alle nostre vite. Vogliamo credere che le nostre vite abbiano un qualche significato oggettivo e che i nostri sacrifici abbiano un qualche valore che vada oltre le storie che costituiscono i nostri paesaggi mentali. In realtà le vite della maggior parte delle persone hanno un significato soltanto entro la rete di storie che si raccontano a vicenda.

(Yuval Noah Harari, Homo Deus, breve storia del futuro)

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Lo strano rapporto tra Ciampino e il futuro

A Ciampino il futuro è al passato remoto – fu.

Ultimato l’aeroporto atterrò tra le vigne un periodo abbagliante di crescita. Famiglie di emigranti calamitate dal centro-sud ai boeing 747, come grandi arche di un nuovo comune: due abruzzesi, due campani, due calabresi, a cui l’inverno all’ombra dei Castelli Romani si prospettava meno freddo. 
Con la primavera degli anni ’70 sbocciarono palazzine non troppo alte e villette unifamiliari, gli scampoli di prato si popolarono di animali domestici; il bowling e la Snai colmarono lo spazio del dopolavoro, assestando le pretese culturali e sociali della cittadinanza su una perlomeno stabile mediocrità. E su una sordità accettabile al continuo viavai, là in alto. Gli anni ’90 furono l’acme d’oro, l’inizio della fine per i primi ciampinesi di nascita.

Oggi a Ciampino (quasi 40mila abitanti) non c’è un teatro, un cinema, il pub è unico; i cantieri sono monumenti e la biblioteca è cantiere da anni, più del cantiere. Un mio amico ha un contratto indeterminato, tutti noialtri portiamo pizze a domicilio.
 Con certi presupposti sociali diventa difficile parlare di prospettive individuali, laddove le brillanti intuizioni d’estate si seccano all’autunno dei nostri luoghi e l’unico volo low costa porta a San Lorenzo e pure sa già di Peroni e libertà.