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Sull’eroe

“Nella tragedia, dunque, non assistiamo semplicemente al cedere dell’uomo di fronte al destino, quanto piuttosto al realizzarsi dell’uomo in un conflitto che dà al destino stesso la sua forma.
L’ eroe tragico, con la sua azione, ritarda il compiersi del fato: lo fa esitare e apparire contingente introducendo anche nell’ineluttabile un germe di incertezza, di dilazione, che diventa anch’essa un’esperienza limitare, in cui si affaccia la duplicità di un dio che è salvezza e condanna, bene e male, e di un soggetto che è contemporaneamente colpevole e innocente, prossimo agli dei e posto in una distanza assoluta e senza mediazione con essi.”

(Euripide, Le Baccanti)