Categorie
microracconti

L’arrotino

Stavo per incidere la carne quando suonò il citofono. Ruotai gli occhi, ma andai a rispondere portando con me il coltello.
«Chi è?» domandai.
«Serve l’arrotino?» rispose una voce.
Guardai la lama, poi lanciai uno sguardo in cucina: il corpo giaceva immobile.
«Scendo» dissi e riagganciai. Infilai in tasca chiavi e portafogli e con la mano libera mi chiusi la porta alle spalle.

Fuori dall’androne mi attendeva un anziano in sella a una bicicletta. La ruota posteriore bloccata da un cavalletto gli consentiva di sedere e operare la mola posizionata davanti al manubrio; questa era collegata con una cinghia di trasmissione ai pedali.
Mi avvicinai; l’uomo puzzava di chiuso e di aglio. Era più pittoresco vederlo gironzolare per il quartiere che stargli accanto. Gli porsi il coltello, lui lo prese e iniziò a pedalare. Una struttura precaria in ferro battuto sosteneva un barattolo di pelati con un minuscolo foro sul fondo, dal quale stillavano gocce d’acqua per la lubrificazione. Dopo alcuni minuti di carezze metalliche l’arrotino portò la lama in controluce e la osservò con gli occhi ridotti a fessura. Sorrisi in attesa, lieto di contribuire a quel mestiere randagio. Lui si voltò verso di me e disse «venti euro». Cavolo, pensai. Aprii il portafoglio: niente banconote. Trovai tre euro e quaranta nel porta monete.
«Scusi» dissi «devo andare a ritirare, la banca è qui dietro».
«Dammi» rispose lui allungando una mano, con l’altra mi puntò il coltello contro.
Depositai gli spicci sui calli del palmo e feci due passi all’indietro; il vecchio intascò le monete, scavallettò il mezzo, mi lanciò un’ultima occhiata arcigna e si allontanò con lentezza, il coltello in mano.

Tornai al piano della cucina. Il pollo faceva spallucce sdraiato sul tagliere.
Promisi che non avrei più disossato, né assecondato un arrotino.