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Repost: In cantiere

Il signor Gerardo è rimasto bloccato a letto da domenica a domenica a causa di un dolore ai lombi. Il lunedì è tornato a uscire. Si è diretto al cantiere davanti alla biblioteca, dove una squadra di operai stava smontando le impalcature. Che pena, le aveva viste crescere.
«Che fate?» ha domandato al più maturo degli operai.
«Togliamo tutto, è finito.»
Gerardo si è rammaricato, ha maledetto la fascite plantare.
«Domani avete finito?»
«Oggi pomeriggio abbiamo finito, domani riposo»
Il signor Gerardo ha annuito, si è stretto nelle spalle ed è rimasto con le braccia conserte dietro la schiena, a osservare la decomposizione del castello metallico.

Il giorno dopo il piazzale antistante alla biblioteca era stato sgomberato dai resti del cantiere. Una donna spingeva un passeggino attorno alla fontana tornata a zampillare. Gerardo ha notato vicino alla panchina un blocchetto di cemento con due buchi, dimenticato; si è chinato – con una fitta di dolore – e l’ha raccolto.

È andato verso il bar dall’altra parte della strada e ha scagliato il blocchetto contro la vetrina, che è andata in frantumi al cospetto della barista intenta a macchiare un caffè.
Gerardo ha incrociato le braccia dietro la schiena e ha osservato l’evolversi della situazione.

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Sulla curiosità senile

“Una vecchia per la troppa curiosità, s’è ribaltata dalla finestra, è caduta e s’è sfracellata.
Dalla finestra s’è sporta un’altra vecchia, e ha cominciato a guardare in giù quella che si era sfracellata ma, per la troppa curiosità, s’è ribaltata anche lei dalla finestra, è caduta e s’è sfracellata.
Poi dalla finestra s’è ribaltata una terza vecchia, poi una quarta, poi una quinta.
Quando s’è ribaltata la sesta vecchia mi sono stancato di guardarle, sono andato al mercato Mal’cevskij, dove, dicevano, a un vecchio cieco avevano regalato uno scialle fatto a mano.”

(Daniil Charms, Disastri)

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Cena pesante sogno a colori

I miei mi accompagnano a Trastevere per un test universitario (?). Arriviamo lato lungotevere Gianicolense, perché mio padre dice che i veri romani, tipo Verdone (?), entrano a Trastevere da via della Lungara. Ci accostiamo prima della ztl, scendiamo dalla vettura; consumo un’insalata mentre parlottiamo dell’origine del nome “Roma” – mia madre propone un’etimologia dall’etrusco Ruma (mammella), in riferimento alla lupa e ai colli.
A un certo punto papà dice, perché non entriamo dai, stiamo qua in mezzo alla strada… conosco una scorciatoia in riferimento alla ztl; io provo a oppormi, ma senza successo, perché quando siamo a Roma papà torna a quell’età mentale in cui crede che tutto gli sia concesso (Rambo-syndrome). Rimontiamo sulla BMW (?) e con un paio di manovre puntiamo col muso il varco attivo. Papà avanza adagio. Cazzo, dice, hanno chiuso anche quella vietta che era senza pedaggio, mentre scivoliamo lentamente spacciati verso la multa. Poco prima del traguardo sbuca un romanetto sulla cinquantina col cappellino da baseball e una barba corta, bianca, che ci fa cenno con la mano di procedere, con fiducia. Mentre passiamo il confine invisibile, lui copre la fotocellula con un dispositivo (?). Gli siamo appena sfilati davanti e lui dà un calcetto al paraurti posteriore della macchina, che evidentemente mal fissato, cede e cade. Papà quando gli toccano la macchina sbrocca, quindi scende e gli lancia tosto un ah frocio, molto poco futuristico dal quale prendo intellettualmente le distanze. L’altro, il romanetto, con calma imperiale – che non mi sarei aspettato – gli risponde coso mi devi pagà.
Per cosa?
Come per cosa? Che te pensi che me stai simpatico?
Papà è amareggiato, glielo leggo in volto. Tradito da Roma, quella in cui è sempre giovane e baldo. Mi dispiaccio, quasi mi commuovo.
Quanto vuoi? Gli domanda papà, mentre Romoletto sta accroccando in qualche modo il paraurti.
Trenta risponde quello (valuta sconosciuta).
Papà è basito, ma tira fuori i soldi, glieli porge. E dieci per il paraurti aggiunge Romoletto. Papà ora è sconfitto, più anziano della sua età, quasi morto, debole e vessato. Con le ultime forze trova tre monete d’argento e si libera anche di quelle, tieni stronzo gli dice risalendo in macchina. Sento il cuore pesante e mi sveglio.
Il peso del cuore si confonde con quello del cinghiale, sullo stomaco.

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Moviola

Un’anziana entrò nel parco accompagnata per mano dalla badante. Vide una coppia analoga procedere da un altro ingresso. Rimaneva una sola panchina libera, equidistante.