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Peith-omai

[…] Per un essere umano, che per quanto stimato rimane pur sempre un animale, è talmente facile cedere agli istinti che ogni atto finisce per celare un peccato in potenza. Allora l’uomo di fede applica dei precetti positivi in modo trasversale e super culturale – delle norme più vicine a un vero senso di humanitas che alla dottrina religiosa – per consolare e lenire la colpa e il dolore della fine.

Tuttavia siamo peggiori degli animali, perché abbiamo voluto il mondo. […]

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Base

Un incontro è sufficiente a per

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Sospetto

Il diavolo sta in Sardegna, quindi l’incendio alla riserva dello Zingaro deve essere stato causato da un umano.

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Ora pro nobis

Il defunto aveva due figli, ma il prete ne nominò solo uno.

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Cena pesante sogno a colori

I miei mi accompagnano a Trastevere per un test universitario (?). Arriviamo lato lungotevere Gianicolense, perché mio padre dice che i veri romani, tipo Verdone (?), entrano a Trastevere da via della Lungara. Ci accostiamo prima della ztl, scendiamo dalla vettura; consumo un’insalata mentre parlottiamo dell’origine del nome “Roma” – mia madre propone un’etimologia dall’etrusco Ruma (mammella), in riferimento alla lupa e ai colli.
A un certo punto papà dice, perché non entriamo dai, stiamo qua in mezzo alla strada… conosco una scorciatoia in riferimento alla ztl; io provo a oppormi, ma senza successo, perché quando siamo a Roma papà torna a quell’età mentale in cui crede che tutto gli sia concesso (Rambo-syndrome). Rimontiamo sulla BMW (?) e con un paio di manovre puntiamo col muso il varco attivo. Papà avanza adagio. Cazzo, dice, hanno chiuso anche quella vietta che era senza pedaggio, mentre scivoliamo lentamente spacciati verso la multa. Poco prima del traguardo sbuca un romanetto sulla cinquantina col cappellino da baseball e una barba corta, bianca, che ci fa cenno con la mano di procedere, con fiducia. Mentre passiamo il confine invisibile, lui copre la fotocellula con un dispositivo (?). Gli siamo appena sfilati davanti e lui dà un calcetto al paraurti posteriore della macchina, che evidentemente mal fissato, cede e cade. Papà quando gli toccano la macchina sbrocca, quindi scende e gli lancia tosto un ah frocio, molto poco futuristico dal quale prendo intellettualmente le distanze. L’altro, il romanetto, con calma imperiale – che non mi sarei aspettato – gli risponde coso mi devi pagà.
Per cosa?
Come per cosa? Che te pensi che me stai simpatico?
Papà è amareggiato, glielo leggo in volto. Tradito da Roma, quella in cui è sempre giovane e baldo. Mi dispiaccio, quasi mi commuovo.
Quanto vuoi? Gli domanda papà, mentre Romoletto sta accroccando in qualche modo il paraurti.
Trenta risponde quello (valuta sconosciuta).
Papà è basito, ma tira fuori i soldi, glieli porge. E dieci per il paraurti aggiunge Romoletto. Papà ora è sconfitto, più anziano della sua età, quasi morto, debole e vessato. Con le ultime forze trova tre monete d’argento e si libera anche di quelle, tieni stronzo gli dice risalendo in macchina. Sento il cuore pesante e mi sveglio.
Il peso del cuore si confonde con quello del cinghiale, sullo stomaco.

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Moviola

Un’anziana entrò nel parco accompagnata per mano dalla badante. Vide una coppia analoga procedere da un altro ingresso. Rimaneva una sola panchina libera, equidistante.

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Dodo

Quel paese ai colli
si è fermato
insieme a te
ragazzo dolce
balbettante sorriso
mistero della notte
delle periferie
dove il nome si confonde
con la sorte d’esser nato
per morire così
di rimbalzo
immeritato
solo
amato.

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Lo strano rapporto tra Ciampino e il futuro

A Ciampino il futuro è al passato remoto – fu.

Ultimato l’aeroporto atterrò tra le vigne un periodo abbagliante di crescita. Famiglie di emigranti calamitate dal centro-sud ai boeing 747, come grandi arche di un nuovo comune: due abruzzesi, due campani, due calabresi, a cui l’inverno all’ombra dei Castelli Romani si prospettava meno freddo. 
Con la primavera degli anni ’70 sbocciarono palazzine non troppo alte e villette unifamiliari, gli scampoli di prato si popolarono di animali domestici; il bowling e la Snai colmarono lo spazio del dopolavoro, assestando le pretese culturali e sociali della cittadinanza su una perlomeno stabile mediocrità. E su una sordità accettabile al continuo viavai, là in alto. Gli anni ’90 furono l’acme d’oro, l’inizio della fine per i primi ciampinesi di nascita.

Oggi a Ciampino (quasi 40mila abitanti) non c’è un teatro, un cinema, il pub è unico; i cantieri sono monumenti e la biblioteca è cantiere da anni, più del cantiere. Un mio amico ha un contratto indeterminato, tutti noialtri portiamo pizze a domicilio.
 Con certi presupposti sociali diventa difficile parlare di prospettive individuali, laddove le brillanti intuizioni d’estate si seccano all’autunno dei nostri luoghi e l’unico volo low costa porta a San Lorenzo e pure sa già di Peroni e libertà.

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Vento latore

Che facciamo?
Non ti sento
le tue parole
attraverso il vento-
latore di particelle
tremano.
Respiro mosso
battito al polso
in pressione bassa:
è dentro di noi
l’afa
fuori ogni piano.

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Sul miracolo

“A me è sempre piaciuta la storia del Buddha che arriva a un fiume, la gente gli chiede di traversarlo camminandoci sopra, e lui, indicando una barca, dice: «Con quella è più semplice».”

(Tiziano Terzani, Un indovino mi disse)