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Armando Trovajoli – Beach Parade

👅❄️

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microracconti

Ora pro nobis [eng]

The deceased had two sons, but the priest named only one.

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microracconti

In pizzeria

Giordano lo chiamiamo Giordano perché viene dalla Giordania. Lasciò cadere un supplì nell’olio bollente.
«Quanti anni avevi quando eri piccolo?» mi chiese.

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Cymande – Brothers On The Slide

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Su Haiti

“La rivoluzione haitiana aveva coinciso, e non solo temporaneamente, con la rivoluzione francese. […]
Nel 1802, quando il generale Toussaint-L’Ouverture, capo dell’esercito degli schiavi era da poco stato fatto prigioniero, il generale Leclerc aveva scritto dall’isola a suo cognato Napoleone: «Ecco la mia opinione su questo paese: bisogna far fuori tutti i neri della montagna, uomini e donne, e risparmiare soltanto i bambini di età inferiore ai dodici anni; bisogna sterminare la metà dei neri della pianura e non lasciare nella colonia neppure un mulatto con le mostrine». Il tropico si vendicò di Leclerc che, nonostante gli scongiuri di Paolina Bonaparte, morì «strozzato dal vomito nero» senza poter portare a termine il proprio progetto: ma l’indennizzo in denaro si rivelò un peso schiacciante sulle spalle degli haitiani indipendenti che erano sopravvissuti ai bagni di sangue delle successive spedizioni militari mandate contro di loro. Il paese nacque nello sfacelo e non si riprese mai più: oggi è il più povero dell’America Latina.”

(Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America Latina)

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+convinzioni

Lo sgombero del Cinema Palazzo

Lo sgombero del Cinema Palazzo è l’ultima dimostrazione di miopia da parte di un’amministrazione comunale incapace di tutelare gli interessi dei propri cittadini. Un gesto vigliacco e notturno ai danni di uno degli orditi di socialità sana della Capitale. Un espianto dal petto del quartiere San Lorenzo, che perde un luogo aperto, libero, contrario anche al suo destino. Per ogni videopoker scippato al futuro ha dedicato un concerto, un pranzo sociale, un’iniziativa a sostegno di anziani e immigrati e bambini, un’aula studio. Un teatro; lo ricordo silenzioso, nella luce del primo pomeriggio. Quanta rabbia. Oggi si qualifica l’ennesimo fallimento della logica della “botta al cerchio e alla botte” – che pure ben si sposa col manifesto populista – ma che, come ogni frase fatta, elimina qualsiasi specificità. In questo caso priva Roma di uno dei suoi poli di aggregazione culturale, sportiva, antifascista.
Assistere seduti a questo spettacolo è inaccettabile.
Merde.

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microracconti

San Patrizio

Mi avvicinai al distributore automatico; uno di quelli davanti al Parc Gulliver, a Valencia. Inserii un euro, scelsi una bottiglietta d’acqua del costo di settanta centesimi. Il resto tintinnò nella bocchetta, lo presi, l’acqua precipitò con un tonfo. Mi chinai e aprii il portello di plastica: c’era la bottiglietta e un sacchetto. Al suo interno centinaia di monete da venti centesimi.


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Allah-Las – Catamaran

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Friendship [eng]

The fire on the Fiesole hill has remained their great secret.

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Sui popoli mediterranei

“La notte, dopo cena, sul letto – era ad Alessandria o a Beirut? Fa lo stesso – dopo che suo padre era andato con gli amici al night-club e a casa erano rimasti solo loro tre, ascoltava la sorella cantare: le parole di una canzone greca, una canzone d’amore e di morte, una lunga storia raccontata su una melodia ripetitiva, composta da un ritornello infinito, un miscuglio ben dosato di musica liturgica ebraica, flamenco spagnolo, canzone napoletana e un flebile ricordo del lamento del coro dell’antica tragedia greca. In seguito avrebbe capito – lo sapeva già da allora – che queste canzoni percorrevano tutto il Mediterraneo; che la loro origine è nei canti dei marinai fenici i quali, migliaia di anni fa, spingendo i remi e spiegando le vele, erano salpati dalla riva le cui acque ora lambivano il giardino della loro casa, ed erano arrivati all’oceano; e in ogni posto avevano lasciato un segno e un ricordo, che nei secoli avrebbe fatto di questo mare l’anima della cultura. Ebrei, elleni, musulmani e cristiani si sarebbero incontrati e divisi, si sarebbero massacrati e poi avrebbero avuto nostalgia gli uni degli altri, e alla fine, uno dopo l’altro sarebbero usciti di scena. Se ne sarebbero andati, per poi tornare, ciclicamente, in una terrorizzata fuga, tra grida di dolore e distruzione, nel bagliore dello scoppio di navi da guerra in fiamme, nel lamento delle madri per i figli uccisi. Poi ci sarebbe stato un lungo silenzio, come se si levassero dalla tomba e ritornassero, nell’odore dell’arrosto di agnello, nel suono dei giradischi, nelle canzoni che si trascinano stanche, lunghe e disperate.

(Benjamin Tammuz, Il minotauro)