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La casa del vampiro

Al centro del campo
striato da filari di vite
sorgeva la casa del vampiro.

Chini sulla terra
con lembi di tessuto e ossa
ricostruivamo le morti
di bambini come noi,
i talloni trascinati
nei solchi del vomere.

Non trovammo la fossa
ma un altro orrore si celava
dietro la porta cigolante:

la fine dell’infanzia
in un capanno degli attrezzi
di omicidi mai commessi.

Il mezzadro amava l’aglio e il sole.

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Dodo

Quel paese ai colli
si è fermato
insieme a te
ragazzo dolce
balbettante sorriso
mistero della notte
delle periferie
dove il nome si confonde
con la sorte d’esser nato
per morire così
di rimbalzo
immeritato
solo
amato.

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Vento latore

Che facciamo?
Non ti sento
le tue parole
attraverso il vento-
latore di particelle
tremano.
Respiro mosso
battito al polso
in pressione bassa:
è dentro di noi
l’afa
fuori ogni piano.

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Senso di un bagno

Un uomo a largo
sta pisciando.

Sul mare di urina
galleggia stella
coi timpani pieni
dei liquidi del mondo
comprimi i rumori
nasci
ancora.

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Sdraio

Non c’è ombra del mio cuore
RAM rotta
circuitazione dischiusa
maledizione di Montezuma
sulla volontà:
calippo al sole.

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Autostop

Blink di scocche
al rosso spot
fine di strada

puzzle di arresti
e sguardi in rada
out the finestrino.

Contorto l’arbusto,
in grigio a lutto
e piccolo respiro,

thumbing la route
per un ultimo sguardo
ai Campi di Annibale

quando il prato
estivo
si riempie di margherite.

Scatta il verde,
burnout di copertoni
shriek sull’asfalto

il tronco coughs
piantato all’ombra
del semaforo

nell’eterna condanna
del traffic decoro
a osservare

la vita fermarsi
e ripartire
verso altri campi.