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Bibbia personaggio: Hubert

In pochi lo conoscono come Dario Severini. Appare come un uomo di mezza età, senza alcuna inflessione dialettale. È sposato con Veronika, donna di nazionalità ceca di venti anni più giovane di lui, assieme hanno un figlio di cinque anni e un cane di razza labrador; vivono in una villetta a Formello. Una famiglia tutto sommato normale, alto borghese. Non frequentano amici, né di lui, né di lei. La posizione e il ruolo segreto di Hubert impediscono di avere dei normali rapporti, perché Hubert è il burattinaio. Ogni mattina alle 6:30 una BMW dai vetri oscurati attende Hubert di fronte al cancello della proprietà. La vettura si ferma invariabilmente a via dei Fori Imperiali, ogni mattina in un punto diverso, dal quale Hubert raggiunge il luogo in cui trascorre la maggior parte delle sue giornate. Da lì tesse le sinapsi tra il cervello del Potere e le sue articolazioni.
Dario cresce nella periferia sud-est di Roma, in una famiglia di ceto medio, è uno studente modello, con diverse doti in campo artistico che coltiva con meticolosa dedizione. Si laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti presso la facoltà di Roma, il suo sogno è diventare un magistrato. Al termine della carriera universitaria entra subito a lavorare per uno dei più importanti istituti bancari nazionali, all’interno del quale fa carriera grazie alla sua determinazione, disponibilità e competenza. È un lavoratore meticoloso che ottiene risultati dimostrabili durante il suo percorso nell’azienda; scala livelli fino ad accedere al ramo dirigenziale e stringe rapporti confidenziali con i correntisti più importanti del gruppo. Durante una vacanza in Costa Smeralda riceve la visita di due agenti dei servizi segreti che gli propongono di cambiare vita. Gli offrono l’accesso alla stanza dei bottoni, a una posizione sopra il bene e il male dalla quale issare gli argini che guidano il corso della Storia. La parabola di Hubert è un percorso di crescita e conversione all’oscurità, senza apparente disumanità. Hubert non è cattivo, non è buono: è un osservatore senza morale. Ama la musica, la grappa e i sigari, in generale tutto ciò che è autentico e pregiato.

PAROLE CHIAVE Concentrato, imperturbabile, solido, attento, loquace, manipolatore, calcolatore, cinico, determinato, distinto, sicuro.

SU DI LUI
Ama la musica, la grappa e i sigari, in generale tutto ciò che è autentico e pregiato. Segue il calcio, simpatizza per la Lazio, pratica tennis presso il circolo canottieri Aniene, il suo cane si chiama Bach in omaggio al compositore. Non ha mai impugnato una pistola, non possiede armi. È appassionato di storia e geografia, motivo per cui possiede una collezione di mappe dal mondo – con diversi pezzi rari d’epoca – della quale è molto geloso. Possiede uno smartphone abilitato solo per chiamate uscenti, benché preferisca comunicare in modo scritto oppure a voce. Gli piace parlare per metafore.

SE HUBERT PARLASSE
«Questo vino è da sgrazzare. Dovresti avvalerti di un esperto se vuoi prendere il marchio. Posso presentarti qualcuno.»

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Bibbia personaggio: Gustave

Gustave è un uomo di 37 anni, salernitano, vive a Roma quartiere Tiburtino. Nato Settimio (ultimo di sette figli) frequenta la scuola fino alla quinta elementare, ma abbandona prima di conseguire la licenza. Inizia a lavorare come garzone presso il meccanico del paese dove apprende i primi rudimenti di macchine e motori. Durante l’adolescenza inizia a interessarsi di politica, spinto anche dalla fede filo-fascista del padre – un uomo burbero e manesco. Raggiunta la maggiore età parte per la leva militare, viene spedito a Ivrea, dove consolida la sua passione per le macchine e inizia a prendere confidenza con le armi. Tra i suoi compagni di camerata lega in particolare con Cola, un pugliese esuberante e irrequieto, che al termine del periodo di leva obbligatoria, invece di continuare con la carriera militare gli propone di arruolarsi assieme nella legione straniera. Settimio accetta e viene reclutato presso lo stabilimento di Aubagne, dove viene registrato con l’identità fittizia di Gustave Lasalle. Rimane arruolato per la durata dei cinque anni del contratto di entrata, durante i quali viene inviato a più riprese in Africa, tra Ciad e Algeria. Alla scadenza del mandato decide di non rinnovare e di rientrare in Italia, a Roma, dove tramite un conoscente si tessera con AN e si occupa delle ronde notturne di attacchinaggio. Nonostante una situazione psicologica turbata dagli anni di guerre e atrocità vissute, un caposezione consegue di collocare Gustave presso la stazione Termini tra le schiere di meccanici addetti al controllo vetture e binari. Tuttavia il favore ricevuto rivela il suo costo, poiché Gustave viene inserito in un giro di azioni sovversive che trascendono la logica partitica. Piccole minacce e riscossione crediti, poi sequestri e torture, fino ad attentati e grosse operazioni di destabilizzazione. I padroni apprezzano il suo distacco dalla sofferenza e dalla pietà oltre che la sua metodologia asciutta e decisa. 

PAROLE CHIAVE 

Introverso, taciturno, cupo, violento, concentrato, efferato, insensibile, comune, metodico, abitudinario, ripetitivo, concreto. 

SU DI LUI

Fuma sigarette Gauloises, è appassionato di tecnologia meccanica – dal motore di un’Alfetta al funzionamento di una Beretta. Ha una predilezione per le armi, possiede un fucile a canne mozze e una Pistolet Automatique 9 mm. Non ama la musica e le feste, è ateo, ha il tic di tirare su con il naso, ha un proiettile conficcato nel femore sinistro (zoppica). Gli piace il calcio, tifa Salernitana. Alla stazione sanno che è figlio di emigrati italiani a Metz. La notte, quando non lavora al soldo di qualcuno, la trascorre a ubriacarsi di Reginella (un vitigno delle sue parti) nel suo monolocale al sesto piano di un condominio su via Tiburtina dove vive da solo. 

SE GUSTAVE PARLASSE

«Quello che ho visto e che ho fatto, mi ha reso ciò che sono: una persona normale che odia la vita.»

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Bibbia personaggio: Anna

Anna è una ragazza di 28 anni, calabrese di nascita, residente a Roma quartiere San Lorenzo. Frequenta la facoltà di Antropologia all’Università La Sapienza, anche se ormai da molti anni è fuori corso. Sin dai primi mesi della sua esperienza romana Anna partecipa attivamente alla vita politica della facoltà, entra a far parte del collettivo studentesco ed è in prima fila nell’organizzazione di manifestazioni e autogestioni interne all’ateneo. Durante gli anni il suo impegno politico diventa sempre più radicale e grazie alla frequentazione con Alberto, un ragazzo appartenente alle frange della sinistra sovversiva, partecipa a scontri con le forze dell’ordine e proteste armate. Anna apprende ad armare una granata molotov e lanciarla contro un cordone di celerini, tuttavia non è una persona violenta nel senso carnale del termine. Ha un temperamento rivoluzionario e inquieto, che la porta a godere di grande considerazione negli ambienti militanti. All’interno dei giri anti sistema Anna e Alberto fanno la conoscenza di un individuo che si presenta con un nome fasullo e propone un’azione violenta in cambio di denaro. La coppia accetta ed entra a far parte (in modo un po’ ingenuo) di quelli che potremmo definire agenti del caos. Un collettivo in realtà senza nome, che attraverso un disordine piovuto dal cielo pone argini alla storia; sono gli sgherri anonimi delle stragi, gli assassini spariti, i colpevoli senza connotati. Anna partecipa a diverse missioni tra sequestri, estorsioni e attentati. In uno di questi perde la vita Alberto e l’evento costituisce per Anna una sveglia morale, che le rivela la forma del male che sta commettendo, e la porta a mettere in discussione se stessa.

PAROLE CHIAVE 

Tenace, forte, indipendente, inquieta, rivoluzionaria, idealista, concreta, passionale, radicale, coraggiosa, gentile, determinata. 

SU DI LEI

Fuma tabacco, le piace la musica folk e il cantautorato italiano, le piacciono i balli popolari, i ragazzi mori, i libri, il mare di Badolato, la Calabria e il sud in generale, le storie dei briganti del Risorgimento e di rivolta in generale, ama il cocomero d’estate, le sciarpe di inverno, preferisce la birra ai cocktail e il vino rosso alla birra. Da casa di sua nonna sull’Aspromonte si vedono il Tirreno e lo Ionio. Vive a San Lorenzo in via dei Salentini con Chiara – una ragazza di 22 anni che studia botanica – e Andrea – un ragazzo omosessuale che lavora come cameriere. 

SE ANNA PARLASSE

«Se ogni volta ti comporti così non ti farai mai rispettare e sarai sempre deluso. Devi prendere in mano le decisioni per te e portarle avanti anche se fa male e ti schianti contro la realtà. Se non ti ama, ti amerà.»

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Luna crescente

Da un grande podere derivano grandi responsabilità.

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Sayonara

Condivido il vagone con famiglie italiane e straniere, il mezzo ci riporterà alle stesse case, ma in celle separate.
Le voci parlano con l’Asia e non capisco,
è stata una pessima giornata?
La partenza mi disgrega: senza vento, senza nodi, la mia scia non ha odore. Non sono mai stato qui.

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Una mia collega si abbassa la mascherina quando deve starnutire, per non bagnarsi, dice.


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Morte di un poeta

Il medico immerse un batuffolo di cotone nella tintura di iodio e con precisione anatomica disegnò la sagoma di un cuore sul lato sinistro del petto di José. L’uomo col camice bianco salutò, diede appuntamento al giorno seguente.
Di notte José puntò la canna diaccia della Smith & Wesson in corrispondenza della macchia e premette il grilletto.

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Richard Wagner – Das Rheingold Prelude

One ring to rule them all

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Quinto quarto – pt.5

Nell’oscurità Abou avvia la barca e prende il mare. Strizza le palpebre sulle pupille secche. Il giorno è solo un accenno sfumato sull’orizzonte. Indossa gli auricolari, ma non accende la radio; il frullio meccanico dell’elica si impasta in una barra di rumore bianco. Il profilo dei flutti è diventato più nitido, a nord-est compare la sagoma del promontorio di Gaeta. Abou rallenta i giri del motore, lo spegne. Sfila le cuffie, getta l’ancora. Cala il tellinaro, la rete viene assorbita dall’acqua. Impugna il manico di pelle e guida la placida medusa in perlustrazione del fondale.
Ha un conato, un fischio gli lacera il timpano sinistro, vede fuochi collassare nel cielo. Rimette fuori bordo. Due, tre fiotti di bile. Scosso da tremiti recupera il tellinaro e ritorna in porto.

Smonta sulla banchina con passo incerto, le vie del borgo lo opprimono.

Apre la porta e punta dritto alla conchiglia sul comodino. La afferra ed esce di casa.

Albeggia quando Abou si dirige verso il mare. La sabbia è fredda sotto le palme nude dei piedi, la conchiglia stretta in pugno. Entra in acqua, aumentano di intensità i brividi lungo la schiena, ma cammina, fino a quando il liquido lo bagna alla vita. Sente il calore delle lacrime ai lati del naso, sugli zigomi.
Guarda in basso. La conchiglia cela nella sua spirale l’eco di una voce amata, lo chiama, promette un incontro oltre la soglia del buio.

Abou si immerge, senza prendere aria.
Trattiene
resiste
finché
li vede
tra la sabbia
infinita
del fondale.




Se hai perso le puntate precedenti:
Quinto quarto pt.1
Quinto quarto pt.2
Quinto quarto pt.3
Quinto quarto pt.4

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Quinto quarto – pt.4

L’acqua contenuta in un paiolo bolle su uno dei due fuochi di una piastra da campeggio. Abou solleva il paiolo, e dal mobile di formica si volta sul tavolo e versa il liquido in un piatto fondo contenente una montagnola di cous cous. I chicchi si imbevono nel guazzetto fumante. Abou si accende una sigaretta e si siede sul letto, un materasso singolo incassato sotto la finestra a due ante; fuma, la sua ombra si allunga sulle mattonelle in cotto del pavimento, verso l’abisso di Marìca e la sua bocca senza denti. Afferra il telecomando e accende un apparecchio 15 pollici a tubo catodico dall’altra parte della stanza. Si mette a tavola davanti alla duna d’oro, nella bocca sapore di sangue eppure solleva il cucchiaio. Su Teleroma 56 la vecchia gli porge le frattaglie, poi le scaglia lontano da sé, in mare.

Dall’infisso della finestra sfugge un rivolo d’aria notturna che sibila e gela la fronte di Abou sdraiato sul letto. Tiene in mano una cornice: il riflesso di una lampadina scoperta balugina sul ritratto della sua famiglia. Sorride il suo volto nella foto e quello di Tara mentre tiene per mano Moussa quando aveva sette anni. Abou ha un conato, deglutisce forte. Allontana l’immagine dagli occhi e l’affoga sul materasso. Protende il collo per agevolare la discesa di un bolo digiuno, volta il capo. L’abat-jour illumina la conchiglia sul comodino dalla quale gli pare di cogliere la stessa flebile trasmissione sottomarina.




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