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A Christmas carola

A Christmas Carola da Convulsioni, le confessioni di un copywriter (122 pagg., Catartica Edizioni – https://www.catarticaedizioni.com/2021/07/convulsioni-paolo-sfirri.html?m=1)

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Il pacco da giù

È arrivato anche a me il pacco da giù (in realtà più che “da giù” forse sarebbe più corretto “di lato” perché viene dalla Sardegna, ma vabbè). Vi spoilero che non contiene un assortimento di prelibatezze regionali caserecce, ma solo delle altre copie di Convulsioni, le confessioni di un copywriter. Chi ne volesse una per sé o per altri può scrivermi in privato e consegno a mano, in alternativa può ordinarla online considerando che però potrebbe rivelarsi solo un altro asso caricato a sfavore nella briscola con l’ansia imperatrice del tempo. Non posso assicurare che questo libro sarà il regalo giusto, ma può senz’altro essere un regalo.

A destra Garfield che ha tirato una raglia e tre spiderman che discutono su chi doveva svoltare il capodanno

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Recap

La presentazione di Convulsioni è andata bene, molto bene, sopratutto considerato l’inizio budinoso delle mie gambe, che ho dovuto rinsaldare con un midollo di Negroni. Dai commenti ricevuti, ma anche da quelli omessi, il pubblico si è divertito. Tra i flare abbacinanti delle luci puntate sul palco ho scorto partecipazione e sorrisi abbondanti, infine un amico mi ha detto “non è stata la solita presentazione noiosa”. Questo mi ha scaldato, non perché volessi fare il mattacchione e non perché giudichi negativamente l’apporto psicofisico della noia. Ma perché quando è entrato alle Industrie Fluviali quello non era un mio amico.
Anche il post palco è andato bene, ho venduto tutte le copie in mio possesso (senza parenti!), ho guadagnato tre follower su Instagram, ho continuato a bere finché non è iniziato un diluvio su Roma che ci ha lavato via dalla strada.
Allego ringraziamento sociale

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Annunciazione

Sabato 27 novembre presento per la prima volta “Convulsioni, le confessioni di un copywriter” (Catartica Edizioni, 122 pagine) alle Industrie Fluviali.
Ad accompagnarmi in questo sproloquio ci sarà quella branda di Alessandro Montemagno.
Sarà una bella opportunità per scoprire un posto fico, incontrare persone e guardarmi sudare per l’imbarazzo di esporre qualcosa a cui tengo (ho sempre la paranoia di accollarmi).

Ah, comunque poi potrete anche acquistare il libro e farvelo dedicare.

EDIT: l’ingresso è gratuito, greenpassati.

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Tania

La sua vita cambiò quando lui comprò una macchina.

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Non me ne parlare

Dalla pira sacrificale del ponte di ferro di Roma si è salvato un topo. Lo incontro su una laterale di via del Governo Vecchio, bruciacchiato, nascosto sotto un monopattino elettrico. Nella sua andatura sincopata non utilizza la zampa anteriore sinistra, forse perché calpestata e rotta da altre bestiole in fuga dall’incendio. Ha percorso molti chilometri per giungere nel punto di Roma dove lo scorgo a lappare una pozzanghera di stracciatella sui sampietrini e quando si sposta per lasciare strada alle ruote inclementi di un passeggino, empatizzo con la sua fatica. Che è diversa dalla mia, dalla tua, o da quella dei turisti cotti al sole. La fatica in natura è più dignitosa, perché non si esprime attraverso il linguaggio.

“Squit squit”
vorrei che dicesse
tradotto
in sfinimento. 
Io? Tutto a posto
non mi lamento.

La fatica si splitta tra fisico e mente. 
In ogni organismo vivente il corpo e il sistema nervoso sperimentano sollecitazioni continue per consentire di comprendere il reale e agire all’interno di esso, tuttavia solo noi essere umani acquistiamo casse d’acqua da sei, pratichiamo sport, scaliamo montagne. Esperiamo ciascuna funzione della struttura-corpo – nel suo compendio di muscoli, fulcri e leve ossee – sottoponendola in modo deliberato a carichi che ci restituiscano una funzione e/o un rush di endorfine. Perseguiamo obiettivi. Lo facciamo in modo sistematico alla ricerca talvolta di acqua potabile, altre volte in vista di un miglioramento della condizione umana attraverso un percorso adeguato alle forze, ai presupposti originali di partenza e agli obiettivi immediati e futuri.
Soprattutto ci stressiamo per due cose: sopravvivere e comunicare. Se la prima circostanza si autocertifica la seconda non è così esplicita. Parlare di noi stessi risulta necessario affinché qualcuno ci determini e attivi ‘sta benedetta amigdala, così da restituirci una pelle, delle sensazioni sia superficiali che profonde, anche superiori a quelle suscitate da una buona pizza. Necessitiamo di empatia.

Se sei stanco
dormi.
Se hai fame
mangi. 
Non hai niente?
              Piangi.

Ma è veramente necessario spiegare la fatica a parole? No – e non sbuffare – perché la fatica è di per sé un linguaggio trans. Trans-sensoriale, trans-animale, implicito del regno natura. A seconda del livello di sensibilità individuale è possibile interpretare qualsiasi tipo di peso. Per esempio al topo lo sento. Mi parla il suo corpo. Come mi parlano anche i quadricipiti tremanti della culturista col bilanciere sospeso sopra testa. E le piccole stanchezze quotidiane dei vicini di qualsiasi etnia. Oppure una foglia arricciata dalla mancanza d’acqua e azoto. La natura trova un modo per comunicare la grevità di talune condizioni dell’esistenza, in modo diretto, sincero, non fraintendibile. Se c’è un fallo è nell’ascolto, che troppo spesso attende di essere imboccato dalle parole per riconoscere le occasioni di empatia. 

Quindi non me ne parlare. Perché nel momento in cui la comunicazione accade trasmuta, disperde qualcosa di naturale e puro. Avviene un fenomeno di deposito per cui il sentimento aereo gassoso si solidifica in un’azione dimostrabile, un lamento. Cioè una razionalizzazione di un senso, uno spiegone che svuota di significato la purezza insita nella gravità. 

La fatica è resistenza, di cui la natura è insegnante. Perché non pretende comunicare col verbo eppure è saldamente chiara nel suo esempio. Perciò riprendiamo il nostro posto con atteggiamento contemplativo e smettiamo di spiegare ciò che possiamo sentire.
È tutto qui, davanti agli occhi. Un topo morto per noi.

Voce stanca
sussurra la fine
così che io possa
diventare roccia  
pregna di pori
di inamovibile ascolto.

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Come comprare Convulsioni

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L’inchiostro della penna blu odora di mandorla

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Le prime copie di Convulsioni sono in volo, le altre fungono da fermaporte in questo scatolone.

Qualunque sia l’uso che vorrai farne puoi acquistare la tua copia in molti modi, lascio il link al sito della casa editrice, con la quale non si pagano spese di spedizione (perdoname Bezos por mi editore loco)

https://www.catarticaedizioni.com/2021/07/convulsioni-paolo-sfirri.html

Il libro lo trovi anche su
Amazon 👉 https://amzn.to/3zAr7Y5
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