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Dlin dlon

È l’ultima settimana per fare il preordine di “Convulsioni”, lo so, te ne eri dimenticat* ti scrivo per quello. Comunque non succede niente, dal 30 agosto sarà disponibile su tutti gli store digitali. Di seguito un altro breve estratto allo scopo di invogliarti o farti desistere
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Il link è questo – https://www.catarticaedizioni.com/2021/07/convulsioni-paolo-sfirri.html?fbclid=IwAR2tc_IuOOQgMQcXbeYtVVIykJOok0fUY6rZt4eMXW8kJA-bfUFZC1fxiJg

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Ciao a tutti, voglio dire una cosa personale.
Nei prossimi mesi uscirà il mio manoscritto di esordio.
Sono molto eccitato e preoccupato al riguardo.

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Lo sgombero del Cinema Palazzo

Lo sgombero del Cinema Palazzo è l’ultima dimostrazione di miopia da parte di un’amministrazione comunale incapace di tutelare gli interessi dei propri cittadini. Un gesto vigliacco e notturno ai danni di uno degli orditi di socialità sana della Capitale. Un espianto dal petto del quartiere San Lorenzo, che perde un luogo aperto, libero, contrario anche al suo destino. Per ogni videopoker scippato al futuro ha dedicato un concerto, un pranzo sociale, un’iniziativa a sostegno di anziani e immigrati e bambini, un’aula studio. Un teatro; lo ricordo silenzioso, nella luce del primo pomeriggio. Quanta rabbia. Oggi si qualifica l’ennesimo fallimento della logica della “botta al cerchio e alla botte” – che pure ben si sposa col manifesto populista – ma che, come ogni frase fatta, elimina qualsiasi specificità. In questo caso priva Roma di uno dei suoi poli di aggregazione culturale, sportiva, antifascista.
Assistere seduti a questo spettacolo è inaccettabile.
Merde.

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Disunione europea

Nei mesi scorsi l’Europa ha perso una grande occasione di unità, con buona pace di un Recovery Fund ancora da approvare. Se sulla manovra economica la sensazione è che i 27 paesi troveranno un voto congiunto, da un punto di vista paesaggistico e geopolitico il vecchio continente somiglia più a un arcipelago di nazioni alla deriva. Non che Avanti Covid partissimo da un modello granitico: la discussione sul puzzle comunitario non si è mai placata, il dito puntato contro la regia economica tedesca.

Tuttavia da quando il virus ci ha raggiunto, è stato sancito un gioco dell’uva desolante, senza appello. La Cina era vicina, era a Codogno, poi a Madrid, Bojo tornava pompiere oltre Manica e in un mese la battaglia era di tutti. Pareva. Perché proprio nel momento di acme, in cui la comunicazione predicava ossimori di distanziamento e solidarietà, ha avuto luogo lo scollamento della pangea europea. Alle chiusure totali adottate in Italia o in Spagna, hanno risposto Svezia, Danimarca e Paesi Bassi con città aperte e pennellate di primavera. Una stagione che in Italia abbiamo saltato a pié pari, cantando dai balconi per sopravvivere a un oblio di lievito madre e piegamenti. Non recrimino per la sofferenza psicologica, piuttosto per la solitudine dei nuovi poveri che dovranno continuare a farsi il pane e porteranno sul volto i calanchi economici del lockdown.

Chiudere castrando l’economia o rimanere aperti incrociando le dita era un testa o croce col demonio. Eppure una linea condivisa era auspicabile per dare un segnale forte di unione, mai stato. Purtroppo é un dato di fatto che la partita sulla gestione dell’epidemia si sia giocata su due livelli, quello medico ospedaliero e quello burocratico. In entrambi i casi aleggia lo spettro del fallimento per ciò che è stato, poteva essere e forse non sarà mai.