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Sulla rabbia giovanile

“Una dopo l’altra, case d’accoglienza e scuole militari annunciavano a suo padre che il ragazzo doveva andarsene. Alcuni lo consideravano epilettico o psicotico, ma un elettroencefalogramma negativo li aveva smentiti, e uno psichiatra che lavorava come volontario al Community Chest lo aveva trovato normale. Ogni volta che veniva espulso da un istituto, andava a vivere con suo padre, nella camera ammobiliata in cui alloggiava, per qualche giorno o una settimana, e dormiva su un lettino pieghevole. Era felice in quegli intermezzi. Ribellione e caos servivano a uno scopo: lo strappavano ai suoi tormenti. Il tempo che intercorreva tra il suo arrivo in un istituto e l’esplosione di rabbia cominciò a farsi sempre più breve.”

(Edward Bunker, Little Boy Blue)

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